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giovedì 2 gennaio 2020

Ventimila chilometri di radici: gli emigrati lucani in Australia


È uno spunto di cronaca che dà avvio al viaggio sulle tracce dell'emigrazione lucana in Australia: a Five Dock, sobborgo di Sydney, abitano oltre tremila sanfelesi, originari di un paesino in provincia di Potenza, San Fele appunto, che di abitanti ne conta ormai duecento in meno. Per trarre le fila dell'enorme movimento migratorio che dalla Basilicata ha portato a trasferirsi senza biglietto di ritorno decine di migliaia di persone a ventimila chilometri di distanza, si è reso necessario ricucire in una rotta traversale le lontanissime coste ovest ed est dell'Australia, con un passaggio centrale nel suo cuore aborigeno. Così, dopo l'arrivo sulla costa ovest a Fremantle, sobborgo di Perth, un volo a Cairns ci ha condotti nell'antichissima foresta pluviale della Daintree Forest, a contatto con la natura selvaggia e gli aborigeni del Queensland. Quindi un camper affittato in "relocation" ci ha portati a vivere la vivace realtà dei busker di Brisbane, poi in treno abbiamo raggiunto un luogo sacro da millenni come le Glass House Mountains, sulla Sunshine Coast, dove un aborigeno noto per le sue battaglie sociali, Alan Parsons, ci ha spiegato il rapporto degli "indigeni" con la loro terra. Così, prima di arrivare a Sydney, è stato necessario raggiungere la montagna più famosa di tutto il Paese, Uluru, dove, in quattro giorni di vita nel deserto, abbiamo compreso il senso di una terra così piena di contrasti. Un passaggio a Melbourne per andare a trovare Magica Fossati, la speaker radiofonica che parla agli immigrati italiani dagli studi della SBS, è stata quindi la premessa per il ritorno alla civiltà. L'approdo a Five-Dock, a casa di Dona Di Giacomo è il primo finale di una storia che si conclude davvero proprio nel ritorno a San Fele. Il paesino da cui proviene Joe, il marito di Dona, che è pronto ad accoglierci nel giorno della festa più sentita della popolazione: San Giustino, 


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