BLOG DEI LUCANI EMIGRATI
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domenica 1 marzo 2020

San Fele.Il nucleo della città ebbe origine nel 969 d.C.

"In epoca antica, il territorio di San Fele fu abitato dagli Ausoni, che lasciarono diverse testimonianze nel circondario del comune. Il nucleo della città ebbe origine nel 969 d.C., con l'edificazione di un castello fortezza, voluto da Ottone I di Sassonia per avvistare e fronteggiare eventuali assedi da parte dei Bizantini e, circa un secolo dopo, iniziarono a sorgere intorno al presidio i primi centri abitati. Il quartiere sviluppatosi lungo le pendici del Monte Castello è stato rinominato "Rione Costa".

San Fele, quartiere Costa
Il castello fortezza era "di forma bislonga e fabricato a guisa di un vascello [...] Federico II lo strinse anchora, e per renderlo del tutto inespugnabile, e lo fiancheggiò di alcune mezze lune e torrioni"; questo è quanto riportato nella relazione di Ardoini del 1674[7], ma al tempo in cui scriveva era "quasi distrutto e con la sola prospettiva di mura".
Nel 1036, alcuni ribelli milanesi che osteggiavano l'arcivescovo di Milano furono confinati a San Fele e, liberati da Corrado II, rimasero ivi a causa dell'epidemia che colpì Milano. Gli esuli milanesi si imparentarono con le popolazioni della vicina valle di Vitalba, formando le prime famiglie della città. Per porre fine allo scontro tra normanni e papato, San Fele ospitò Ruggero II e il papa Onorio II, ove iniziarono a stipulare i primi accordi di pace. Sotto la dominazione angioina, la città fu affidata ai feudatari Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun.
Dal 1432 il feudo di San Fele fu amministrato da Troiano Caracciolo, 1º duca di Melfi, e dai suoi successori fino al 1613, quando subentrò la famiglia Doria, che mantenne la proprietà fino al 1811. Nel frattempo il terribile terremoto del 1456 aveva sconvolto San Fele, danneggiando la chiesa di Pierno.
Nel 1799 la popolazione innalzò l'Albero della libertà. L'euforia per la nuova era, la Repubblica Napoletana (1799), svanì presto e molti furono giustiziati.
All'indomani dell'unità d'Italia, tutta la zona fu coinvolta nel brigantaggio e famosi briganti come Giovanni Fortunato, detto "Coppa", Vito Di Gianni, detto "Totaro" e Francesco Fasanella, detto "Tinna", si distinsero come luogotenenti del famigerato capomassa Carmine Crocco.
Come tutti i paesi del Mezzogiorno, San Fele ha subito una forte emigrazione, che si può suddividere in due fasi:
Tuttavia, ulteriori motivazioni che spinsero molti cittadini di San Fele ad abbandonare la propria terra e che presentavano carattere prettamente locale, generarono da due eventi geofisici di particolare gravità:
  • le frane del 1968[8], che colpirono la parte nord orientale del paese spazzando via un cospicuo nucleo di case abitate;
  • il terremoto dell'Irpinia del 1980, che lasciò senzatetto 634 persone, ovvero circa il 10% della popolazione[9];
Rilevante la presenza di Sanfelesi in Australia ed in particolare nella città di Sydney ove si contano ormai più persone (oltre 3000) rispetto al paese di origine.
L'emigrazione degli ultimi anni è costituita da giovani che raggiungono le più importanti città italiane (in particolare Torino, Milano, Firenze, e Roma)."

giovedì 20 febbraio 2020

Terreni agricoli all’asta, da Ismea 10mila ettari per giovani agricoltori a condizioni agevolate

Terreni da rilanciare: in vendita dieci mila ettari per i giovani


Ismea ha messo all'asta ben 386 terreni agricoli abbandonati in tutta Italia. Si tratta di oltre 10mila ettari. 
Ecco le condizioni speciali per gli under 41

Non tutti la conoscono, ma in Italia esiste una banca dati speciale dedicata all’agricoltura. La Banca nazionale delle terre agricole, istituita nel 2016, serve a mappare tutti i terreni agricoli che si rendono via via disponibili, anche a seguito di abbandono dell’attività produttiva e di prepensionamenti.
L’obiettivo è raccoglierli e fornire tutte le informazioni necessarie sulle caratteristiche naturali, strutturali e infrastrutturali e sulle modalità di acquisto. La Banca, gestita da Ismea, opera su tutto il territorio nazionale.
I giovani e il ritorno alla terra
Il nostro Paese è leader in Europa per il valore della produzione agricola ed è prima per il numero di imprese agricole under 35. Si assiste da tempo a un ritorno dei giovani alla terra, e non solo per scarse opportunità professionali in altri settori. Esiste, ed è sempre più diffuso, un effettivo interesse legato alla terra e all’ambiente, alimentato anche dalla maggiore sensibilità dei giovani per il tema della sostenibilità ambientale e da una maggiore consapevolezza del legame tra cibo e territorio.
Per questo lo Stato cerca di favorire il rilancio del settore primario. “Tutte le risorse ricavate dalla vendita di questi terreni verranno utilizzate per finanziare le iniziative imprenditoriali dei giovani agricoltori stessi attraverso le misure del primo insediamento, del ricambio generazionale e dell’autoimprenditorialità”, ha detto Raffaele Borriello, direttore di Ismea, che ha presentato la nuova asta insieme alla ministra per l’Agricoltura Teresa Bellanova.
Il nuovo bando Ismea
Ismea ha messo all’asta ben 386 terreni agricoli abbandonati in tutta Italia. Si tratta di oltre 10mila ettari che si trovano soprattutto tra Sicilia e Calabria, ma ci sono appezzamenti anche in Umbria, Toscana, Emilia, Veneto, Lombardia e Liguria.
Il ritorno in campagna delle nuove generazioni vede una crescita di oltre il 15% per quanto riguarda le aziende agricole guidate da under 35, in netto contrasto con la flessione del 3% sul numero totale di aziende agricole. Non solo: stanno anche aumentando gli iscritti al corso di laurea in Agraria.
La partecipazione è aperta a tutti, ma il vero obiettivo dell’operazione è favorire il ricambio generazionale. Per gli under 41 ci sarà una corsia preferenziale, con mutui trentennali al 100% e sostegni ad hoc. Le offerte potranno essere presentate tra il 27 aprile e l’11 di giugno 2020.
“Donne e nuove generazioni sono tra le parole chiave su cui siamo maggiormente impegnati” ha dichiarato Bellanova. Per gli under 40 che scelgono di aprire una nuova impresa agricola, ad esempio, sarà lo Stato a farsi carico, per i primi due anni, dei contributi previdenziali. E intanto l’Ismea prevede di incassare circa 130 milioni di euro dal bando.
Come acquistare un terreno presente nella Banca nazionale delle Terre Agricole
Accedendo alla Banca è possibile compilare e inviare una MDI. Tutti coloro che hanno manifestato interesse riceveranno al loro indirizzo PEC una lettera di invito a partecipare alla procedura di vendita del terreno, mediante la presentazione di un’offerta economica di importo non inferiore a quello a base d’asta.
Pertanto, per poter acquistare un terreno tramite la Banca è obbligatorio disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).
Mutui ipotecari per i giovani imprenditori agricoli
Per i “giovani imprenditori agricoli” è previsto un accesso al mutuo ipotecario. Gli interessati devono essere in possesso di questi requisiti:
Se si tratta di impresa individuale, deve essere:
  • amministrata da un soggetto di età compresa tra i 18 anni compiuti e i 41 non compiuti;
  • iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio;
  • titolare di partita IVA in campo agricolo;
  • iscritta al regime previdenziale agricolo.
Se si tratta di società, deve essere:
  • iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio;
  • titolare di partita IVA in campo agricolo;
  • avente per oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’art. 2135 c.c.;
  • recare l’indicazione di “società agricola” nella ragione o nella denominazione sociale;
  • avere una maggioranza assoluta, numerica e di quote di partecipazione, di soci di età compresa tra i 18 anni compiuti e i 41 anni non compiuti;
  • amministrata da soggetti di età compresa tra i 18 anni compiuti e i 41 anni non compiuti.
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martedì 18 febbraio 2020

Emigrazione lucana: la famiglia Lorenzo, di San Fele, stupì gli Stati Uniti

Il capostipite Tony era nato nella cittadina del Potentino nel 1885

Antonio “Tony” Lorenzo, sette dei suoi figli contemporaneamente impegnati nella Seconda Guerra Mondiale con gli Stati Uniti, era lucano. Nacque a San Fele, in provincia di Potenza, nel 1885.
Antonio “Tony” Lorenzo nacque a San Fele, in provincia di Potenza, nel 1885. A soli 15 anni, il 2 maggio del 1900, si imbarcò sulla “Chateau Yquem” con la quale sbarcò ad “Ellis Island”.
Negli Stati Uniti, pur giovanissimo, conobbe ogni sorta di duro lavoro. Poi si stabilì a Brooklyn, zona di Kings, nella città di New York. Qui entrò nel Dipartimento di Polizia di New York ed in particolare nella sezione “Detective Bureau” (la cui responsabilità è la prevenzione, la rilevazione e l’indagine sulla criminalità).
Ebbe numerosi figli: Anna (n. 1911); Pasty (1912); Vito (1913); Daniel (1916); Joseph (1919); John (1921); Ralph (1923) e ancora Daniel, Anthony, Frank ed un’altra ragazza.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, vide la famiglia Lorenzo offrire un incredibile contributo. Ben sette figli di Antonio “Tony” furono chiamati alle armi.
“Pasty” marinaio di stanza in Inghilterra, Frank marinaio nel Pacifico, Joseph marinaio nel Pacifico, Vito caporale di Fanteria a Napoli, John caporale di Fanteria in Francia, Ralph sergente di Fanteria nel Pacifico e Anthony, il più piccolo, marinaio in addestramento militare,
La cosa destò attenzione, curiosità e, soprattutto, tanta stima e rispetto nei confronti di questa famiglia italiana. La cosa finì sulle pagine di giornali e riviste americaneI.
Il giornale in lingua italiana “Il Progresso Italo-Americano”, il 6 settembre del 1944, dedicò alla vicenda un ampio servizio con le foto dei sette ragazzi in guerra.
Antonio “Tony” Lorenzo dichiarò “Mi sento il più orgoglioso padre del mondo, e sono orgoglioso dei miei figli, specialmente perché essi combattono per la libertà dei popoli nell’esercito e con la bandiera stellata americana.
Ho altri quattro figli, due maschi e due femmine e anche loro fremono per far parte dell’esercito americano”.
Finita la guerra la famiglia si ricompose e visse a New York. Chi conobbe Antonio “Tony” Lorenzo lo descriveva come un uomo benvoluto da tutti.
Geremia Mancini – Presidente onorario “Ambasciatori della fame
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domenica 9 febbraio 2020

GUSTOSA SPECIALITÀ LUCANA: LAMPASCIONI E PEPERONI

Insieme alla scoperta di una gustosa specialità composta da due prodotti tipici della Basilicata:       I"Lampascioni” e i cosiddetti “Peperoni Cruschi”

Ottimi come contorno o per la preparazione di antipasti i Lampascioni e Peperoni sono due prodotti tipici della nostra terra e delle nostre tradizioni.
LampascioneIl lampascione o lampagione, detto anche cipolla canina, cipollaccia turchina, cipollaccio col fiocco o giacinto dal pennacchio, è una pianta erbacea della famiglia delle Liliaceae, diffusa nelle regioni mediterranee. I fiori della sua pianta sbocciano in primavera e sono persistenti fino all’estate.
Il bulbo globuloso di tale pianta, ricco di sali minerali e che cresce a 12-20 cm circa nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla di sapore amarognolo ed è consumato specialmente nell’Italia meridionale; particolarmente in Basilicata e Puglia.
Nella cucina tradizionale lucana (cosi come in quella calabrese e pugliese) i bulbi sono cucinati interi. I lampascioni hanno un profumo dolciastro e aromatico, e un sapore che coniuga una decisa nota amara con un retrogusto dolce molto rotondo e delicato. Proprio per tale motivo sono detti anche “cipollotti dolci”.
sertaI peperoni “cruschi” sono una specialità della cucina lucana. Sono peperoni secchi ottenuti dalla coltivazione di alcune cultivar locali di peperone, caratterizzati da uno spessore sottile del frutto e da un basso contenuto di acqua che consentono una rapida essiccazione praticata secondo un metodo strettamente naturale.
Per due o tre giorni i peperoni appena raccolti vengono stesi su reti nella penombra di locali asciutti e ben areati, poi vengono infilati i peduncoli con uno spago fine ottenendo delle collane dette ”serte” che asciugano al sole.
Completata l’essiccazione vengono fritti in abbondante Olio extravergine di oliva ottenendo un prodotto croccante e fragrante. Proprio per la loro particolarità di essere croccanti, localmente i peperoni secchi sono detti “cruschi”.
Oltre ai lampascioni ed ai peperoni cruschi la nostra gustosa ricetta contiene anche i seguenti ingredienti: Olio di oliva Saporito (certificato per essere composto da minimo il 50% di olio extravergine di oliva di primissima qualità), sale, aglio, origano e peperone dolce in polvere.
Abbiamo realizzato questa gustosa specialità per farti avere sempre a disposizione un contorno o un antipasto già pronto…solo da impiattare e gustare!!!
Puoi ordinare i gustosi Lampascioni e Peperori al numero verde 800.800.860 o sul sito internet www.oliopace.it
Vogliamo consigliarvi una gustosa ricetta dove vengono usati i nostri Lampascioni e Peperoni, e non solo:

Pizza vegetariana


Ingredienti per la pasta della pizza:
Ingredienti per la farcitura:
Preparazione:
Per la pizza vegetariana preparate prima la pasta della pizza impastando la farina, il lievito sciolto in acqua tiepida, un pizzico di sale, 2 cucchiai di Olio Biologico e l’acqua necessaria ad ottenere un impasto elastico ed omogeneo. Fate con la pasta una palla e lasciate lievitare per 5-6 ore in un luogo caldo.
Quando la pasta sarà lievitata stendetela in una teglia. Decorate la pizza a vostro piacimento aggiungendo la mozzarella su tutta la superficie e poi i pomodorini tagliati a rondelle, i carciofi, i lampascioni e piccoli cucchiaini di pesto. Prima di servire la pizza irroratela con Olio Extravergine Biologico a crudo.

Buon appetito !


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sabato 8 febbraio 2020

Il terremoto del 23 novembre 1980 a Ruvo del Monte: per non dimenticare e per far conoscere questo tragico evento