Albero genealogico della famiglia
BLOG DEI LUCANI EMIGRATI
INFO anzianiinpiazza@libero.it
mercoledì 1 gennaio 2020
“TERRALUCANA” il nuovo laboratorio politico che va oltre la politica.
«SAN FELE. AL VIA UN MOVIMENTO, UN CONTENITORE DI IDEE, UN PUNTO DI AGGREGAZIONE IDEOLOGICA.»


POTREBBE INTERESSARE ANCHE
ELEZIONI COMUNALI SAN FELE 2019:-PROGRAMMA-LISTE-RISULTATI
lunedì 23 dicembre 2019
giovedì 12 dicembre 2019
Premio Unpli Basilicata, ecco chi sono le “Eccellenze Lucane” del 2019
.
Il Premio Unpli Basilicata giunge all’invidiabile traguardo della diciottesima edizione, segno questo di una persistente eccellenza lucana che rende orgogliosa l’intera regione. Da quando è stato istituito il Premio, la Commissione ha sempre voluto tributare un riconoscimento a personalità attive nei settori artistico, enogastronomico, culturale, scientifico e imprenditoriale. E anche quest’anno i premiati individuati dalla Commissione che si è riunita nel mese di novembre a Rionero in Vulture, presso l’Ex Carcere Borbonico Museo del Brigantaggio (Premio Unpli Basilicata Complesso Storico Monumentale 2017) – composta dal Presidente del Comitato regionale Pro Loco Unpli Basilicata Rocco Franciosa, dai dirigenti regionali Unpli Rossana Santoro, Saveria Catena, Vito Sabia, Maria Teresa Prestera e Vincenzo Lo Sasso – hanno tutto il loro considerevole peso. “La Basilicata” ha dichiarato il presidente Pro Loco Unpli Basilicata, Rocco Franciosa, “non smette mai di stupire per la sua incredibile versatilità nei vari campi dell’ingegno umano. Le edizioni passate hanno tributato grandi nomi che rendono unica questa terra non solo in Italia ma nel mondo. E anche questa può essere definita storica per l’alta qualità dei premiati”. “Assegnare il Premio Unpli Basilicata” ha aggiunto Franciosa “significa ribadire con forza che solo la cultura e l’amore per la propria terra costituiscono la linfa vitale per il riscatto dell’intera regione”. Il Premio Unpli Basilicata 2019 verrà assegnato a: Teresa Fiordelisi, Avvocatessa e Presidente BCC – Banca Credito Cooperativo Basilicata, proposta dalla Pro Loco Laurenzana; Oreste Lo Pomo, Giornalista professionista, scrittore e caporedattore Rai Tre Basilicata, proposto dalla Pro Loco Maratea; Vitantonio Lombardo, Chef lucano e titolare dell’omonimo ristorante materano, unica Stella Michelin in Basilicata, proposto dalla Pro Loco Barile; Antonio Lerra, Presidente Deputazione di Storia Patria lucana e Professore di Storia Moderna dell’Università degli Studi della Basilicata, proposto dalla Pro Loco Potenza; Pasquale Menchise, Direttore d’orchestra e Compositore, proposto dall’intero Comitato Unpli Basilicata. Occhio di riguardo anche ai beni artistici della regione, pezzi di storia che custodiscono le radici e la bellezza del popolo lucano. Un ambito, questo, talmente importante che merita un riconoscimento a sé, noto come “Premio Unpli Complesso storico Monumentale”, quest’anno assegnato all’Arcidiocesi Matera – Irsina per l’Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale di Pisticci, proposto dalla Pro Loco Pisticci. Ma l’Unpli – e lo esplicita il suo stesso acronimo – vuole essere anche una rete consolidata di tutte le realtà Pro Loco, grandi e piccole, sparse nella regione. Pertanto, vengono assegnate anche delle menzioni speciali per esaltare figure del territorio che grazie al loro impegno e alla loro vocazione culturale costituiscono un valore aggiunto. La “Menzione Speciale – Premio Unpli Basilicata 2019” sarà consegnata a Giovanni Spadafino, pubblicista, proposto dalla Pro Loco Grassano, e a Vincenzo Petrocelli, scrittore e appassionato di storia locale, proposto dalla Pro Loco Tramutola. Nel corso della manifestazione sarà presentato in anteprima “The Lucanum Way – Viaggio alla scoperta della Basilicata” video realizzato da Giovanni Di Gennaro, Luigi Nigro, Teodoro Corbo, promosso dalla pmi iInformatica srls con il patrocinio Pro Loco Unpli Basilicata. La cerimonia di premiazione, con il patrocinio di Consiglio Regionale della Basilicata, Apt Basilicata Turistica, Anci Basilicata e Fondazione Matera Basilicata 2019, e con la preziosa collaborazione di Alvino 1884 – Hotel e Meeting e il sostegno della Bcc – Banca Credito Cooperativo Basilicata, si svolgerà a Matera, nell’anno di Capitale Europea della Cultura, sabato 14 dicembre 2019 alle ore 10.30 presso la suggestiva sala delle Cisterne del Mulino Alvino 1884.
ARTICOLO INTEGRALE
Il Premio Unpli Basilicata giunge all’invidiabile traguardo della diciottesima edizione, segno questo di una persistente eccellenza lucana che rende orgogliosa l’intera regione. Da quando è stato istituito il Premio, la Commissione ha sempre voluto tributare un riconoscimento a personalità attive nei settori artistico, enogastronomico, culturale, scientifico e imprenditoriale. E anche quest’anno i premiati individuati dalla Commissione che si è riunita nel mese di novembre a Rionero in Vulture, presso l’Ex Carcere Borbonico Museo del Brigantaggio (Premio Unpli Basilicata Complesso Storico Monumentale 2017) – composta dal Presidente del Comitato regionale Pro Loco Unpli Basilicata Rocco Franciosa, dai dirigenti regionali Unpli Rossana Santoro, Saveria Catena, Vito Sabia, Maria Teresa Prestera e Vincenzo Lo Sasso – hanno tutto il loro considerevole peso. “La Basilicata” ha dichiarato il presidente Pro Loco Unpli Basilicata, Rocco Franciosa, “non smette mai di stupire per la sua incredibile versatilità nei vari campi dell’ingegno umano. Le edizioni passate hanno tributato grandi nomi che rendono unica questa terra non solo in Italia ma nel mondo. E anche questa può essere definita storica per l’alta qualità dei premiati”. “Assegnare il Premio Unpli Basilicata” ha aggiunto Franciosa “significa ribadire con forza che solo la cultura e l’amore per la propria terra costituiscono la linfa vitale per il riscatto dell’intera regione”. Il Premio Unpli Basilicata 2019 verrà assegnato a: Teresa Fiordelisi, Avvocatessa e Presidente BCC – Banca Credito Cooperativo Basilicata, proposta dalla Pro Loco Laurenzana; Oreste Lo Pomo, Giornalista professionista, scrittore e caporedattore Rai Tre Basilicata, proposto dalla Pro Loco Maratea; Vitantonio Lombardo, Chef lucano e titolare dell’omonimo ristorante materano, unica Stella Michelin in Basilicata, proposto dalla Pro Loco Barile; Antonio Lerra, Presidente Deputazione di Storia Patria lucana e Professore di Storia Moderna dell’Università degli Studi della Basilicata, proposto dalla Pro Loco Potenza; Pasquale Menchise, Direttore d’orchestra e Compositore, proposto dall’intero Comitato Unpli Basilicata. Occhio di riguardo anche ai beni artistici della regione, pezzi di storia che custodiscono le radici e la bellezza del popolo lucano. Un ambito, questo, talmente importante che merita un riconoscimento a sé, noto come “Premio Unpli Complesso storico Monumentale”, quest’anno assegnato all’Arcidiocesi Matera – Irsina per l’Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale di Pisticci, proposto dalla Pro Loco Pisticci. Ma l’Unpli – e lo esplicita il suo stesso acronimo – vuole essere anche una rete consolidata di tutte le realtà Pro Loco, grandi e piccole, sparse nella regione. Pertanto, vengono assegnate anche delle menzioni speciali per esaltare figure del territorio che grazie al loro impegno e alla loro vocazione culturale costituiscono un valore aggiunto. La “Menzione Speciale – Premio Unpli Basilicata 2019” sarà consegnata a Giovanni Spadafino, pubblicista, proposto dalla Pro Loco Grassano, e a Vincenzo Petrocelli, scrittore e appassionato di storia locale, proposto dalla Pro Loco Tramutola. Nel corso della manifestazione sarà presentato in anteprima “The Lucanum Way – Viaggio alla scoperta della Basilicata” video realizzato da Giovanni Di Gennaro, Luigi Nigro, Teodoro Corbo, promosso dalla pmi iInformatica srls con il patrocinio Pro Loco Unpli Basilicata. La cerimonia di premiazione, con il patrocinio di Consiglio Regionale della Basilicata, Apt Basilicata Turistica, Anci Basilicata e Fondazione Matera Basilicata 2019, e con la preziosa collaborazione di Alvino 1884 – Hotel e Meeting e il sostegno della Bcc – Banca Credito Cooperativo Basilicata, si svolgerà a Matera, nell’anno di Capitale Europea della Cultura, sabato 14 dicembre 2019 alle ore 10.30 presso la suggestiva sala delle Cisterne del Mulino Alvino 1884.
ARTICOLO INTEGRALE
mercoledì 30 gennaio 2019
In Basilicata il futuro "è sostenibile"
A Matera il Think Thank attivato con Total E&P Italia
(ANSA) - "Basilicata: energie per un futuro sostenibile": è questa la visione presentata oggi a Matera durante il Forum Think Tank Basilicata, un'iniziativa che 'The European House - Ambrosetti', "primo think tank privato italiano, e Total E&P Italia hanno attivato nel 2018". Al Forum nella Capitale europea della Cultura 2019 ha partecipato anche il Ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli.
Una visione, quella del think thank, "che - secondo quanto evidenziato in un comunicato - spinga la Basilicata a diventare una tra le Regioni più sostenibili in Italia e in Europa, valorizzando tre punti di forza del territorio, in cui diversi sono i primati: imprese di grandi dimensioni (spesso in filiere capital intensive), filiera agroalimentare e turismo, cultura e industria creativa.
lunedì 28 gennaio 2019
GEORGES BRASSENS, ‘GRANDE LUCANO’: IL GENIO SI EREDITA DALLA ‘MADRE TERRA’
Georges Brassens, il cantautore francese più tradotto al
mondo, il più difficile da tradurre, è… lucano. E nell’anno in cui Matera viene
‘consacrata’ Capitale Europea della Cultura un testimonial come lui è davvero
un (ulteriore) onore. Considerata la sua fama, riscrivere la ‘biografia
ragionata’ di Georges Brassens sarebbe un esercizio di puro stile, mentre vale
la pena soffermarsi sulla sua discendenza, da una cittadina della Basilicata:
Marsico Nuovo (PZ). Distante 47,8 km da Potenza e 78 km da Matera, si arriva a
Marsico Nuovo percorrendo la Strada Provinciale 32 della Camastra.
È da questa amena cittadina della Basilicata che sono partiti per Sète, piccola
città portuale della Francia meridionale, i genitori di Elvira Dagrosa (Michele
Dagrosa e Maria Augusta Dagrosa), moglie di Jean-Louis Brassens, a sua volta
padre di Georges Brassens. Elvira aveva una sorella, Antoinette Dagrosa.
Nato a Sète, Georges Brassens era così figlio di un
muratore francese, Jean-Louis Brassens, e di Elvira Dagrosa, casalinga. Proprio
lei trasmise al futuro ‘grande maestro della canzone d’autore’ (assieme a
Jacques Brel) la passione e l’amore per la musica, cantando canzoni della sua
terra, canzoni popolari accompagnate con il mandolino.
Ed ecco che l’universalità della poesia e della musica di Georges si manifesta
nelle atmosfere mediterranee, che fanno di lui un uomo del Nord, del Sud, del
Centro… del Mondo.
Georges Brassens è considerato il cantautore francese più
tradotto al mondo, il più difficile da tradurre (composizioni elevate nei testi
e nella metrica). Fabrizio De Andrè ha tradotto tra le sue più belle canzoni in
italiano, Nanni Svampa le ha tradotte in dialetto milanese, Giorgio Ferigo in
friulano, Fausto Amodei in piemontese, Mimmo Mòllica in siciliano, Beppe
Chierici in italiano, Vito Carofiglio in barese, Adriano Cozza in dialetto
lucano (Il gorilla di Brassens diventa ‘U sciavuort (il montone). E così
canzoni come Le gorille (ma non solo) vengono eseguite in occasione di feste di
paese, come Brienza, in Basilicata.
Traduzioni e versioni dialettali sono l’analoga
aspirazione di connettersi al mondo di Georges Brassens e tributargli il
carattere dell’«universalità» geografica, culturale e sentimentale. Di recente
Mimmo Mòllica ha pubblicato «Brassens poeta di campagna», canzoni del grande
cantautore francese-lucano tradotte in lingua siciliana e italiana. C’è un filo
‘traduttore’ che lega le canzoni di Georges Brassens e le diverse versioni (e
traduzioni) in più lingue e dialetti: è la poesia, che abbraccia intimamente la
musica.
Non è più un mistero, l’intelligenza si eredita dalla madre. Lo afferma la
scienza e il genio di Georges Brassens lo conferma. Si eredita anche dalla
‘madre terra’!
*Mimmo Mòllica è lo pseudonimo di Domenico Molica
Colella, cantante, autore radio e tv, ricercatore di tradizioni popolari,
scrittore. A partire dagli anni ’70, ha operato in campo nazionale
in compagnie teatrali e di cabaret. Ha fatto parte del cast del Derby Club di
Milano. Tra i tanti artisti lanciati dal Derby Club ricordiamo Diego Abatantuono,
Claudio Bisio, Massimo Boldi, Cochi & Renato, Enzo Jannacci. Nel 1978 ha
inciso l’LP ‘Vinni cu vinni’ (Polygram). Ha collaborato a lungo con il poeta
popolare Ignazio Buttitta, girando le piazze e i teatri. Assieme hanno
frequentato Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, e collaborato con Sergio
Endrigo. Ha tradotto in dialetto siciliano alcune delle più belle canzoni di
Georges Brassens, cantandole ‘parallelamente’ con Nanni Svampa (rispettivamente
in siciliano e in milanese). Mòllica ha preso parte a varie trasmissioni
televisive e radiofoniche nazionali. Ha collaborato con Rai 1, Rai
International e Radio 2 Rai, per la quale testata ha scritto e condotto
parecchie serie radiofoniche. È nato a Gioiosa Marea, in provincia di Messina.
PER SAPERNE DI PIU', CLICCA QUI
PER SAPERNE DI PIU', CLICCA QUI
martedì 18 dicembre 2018
Natàlë dë na vótë

Chë në vutë e nu surrutë ié passatë n’atë annë
Còmmë së lu vìndë së fòssë purtatë nnandë lu calënnarië!
Tanda përsónë ànnë passatë uaië, suppurtatë malannë,
mmécë li sólëtë furtunatë fannë la vé(i)të dë li mëliunarië.
Acchëssé, pë ttùttë quandë ié arruwatë n’ata vótë Natalë:
quannë r’angëlë ànnë annunziatë la Bbóna nuvèllë,
la fèstë cunzëdëratë nda tùttë lu mónnë la cchiù spëcialë,
fòrsë óšë quasë sólë pë li riàlë, rë vvacanzë, la véita bbèllë.
La tradëziónë vólë ca a mmëzzanòttë, së vàië a la mèssë,
e mmacarë ngë vénë purë lu pënzirë dë fa li bbunë cristianë;
ma dòppë qualchë iurnë ngë scurdammë dë rë prumèssë
e nnon pënzammë a l’autë né së stannë vëcéinë e nné llundanë.
Allórë më vènë a mmèndë cómë iérë lu Natalë dë na vóta,
quannë s’aspëttavë chë ttand’anzië ca arruwavë sta fèstë;
la ggèndë mëttìjë nda lu prësèpië tuttë rë spëranzë accótë
e appënnìjë a l’albërë li dësëdérië da rëalizzà lèstë lèstë.
rë mmammë accumënzavënë a ffa sóbbëtë pèttëlë e ccasatèddë
e rë spëcialëtà ca da sèmbë së prëparavanë da mangià;
chi putéië crëššìjë nu crapèttë da mèttë nda la tièddë,
e anzìjë la damëggianë dë lu mèglië vinë d’assaggià.
Li cchiù ddëvótë la matinë dë nòttë šévënë a la nuwëlë
a la chisë a la Nunziatë oppuramèndë a Ssanda Lucìjë,
tutt’appapugliatë, pë së rëparà da quiru sòrtë dë ggélë
tandë iérë chiatratë la névë sópë li téttë e mmizzë la véië.
La sérë së šucavë a la tòmbëlë nda rë ccasë dë lu vëcënatë:
a ògnë ggéirë së pa(g)avë cénghë lé(i)rë pë së pëglià dóië cartèllë,
a la fé(i)në óunë vëngéië appénë quattë sòldë nda la sëratë
ggióstë p’accattarë na ciambatë dë cannëlé(i)në e ccaramèllë.
Dëvèrsë faméglië facévanë l’albërë pë la gióië dë rë ccriaturë:
s’appënnévënë ciucculaté(i)në, faššënèddë e li mandaré(i)në,
qualchë strèššë dë carta nduratë pë ffa cchiù bbèlla fë(g)urë,
datë ca no ng’érënë né stèllë lucèndë, né ffé(i)lë dë lambadéinë.
Tanda uagliungiddë stacévënë mmizzë la véië a ššucarë:
së pëgliavënë a ppaddùttëlë dë névë e ffacévënë nu bbèllë pupazzë,
oppurë s’accumbagnavënë, pòrt’a ppòrtë, a li zambugnarë
ca sunannë, cërcavënë qualchë ccósë da mèttë nda la vësazzë.
Qualcunë šéië a ffà farë lu vësté(i)të nuvë da lu cusëtórë;
chi putéië spènnë dë cchiù, purë rë scarpë da lu scarparë,
acchëssé la fèstë iérë maggiormèndë attésë, chë nn’atu sapórë
e nu nzólë pë rë ccósë bbónë da mèttë a la tavëlë da mangiarë.
La nòttë dë Natalë së mëttéië a rë ffuchë nu bbèllë cëppónë:
li anzianë cundavënë fattë ca purtavënë allëgréië e trëstézzë;
rë ccriaturë dëcévënë qualchë puiséië, cantavënë na canzónë
e cchianë chianë s’addurmévënë pë lu sunnë e la stanghèzzë.
Rë ffëgliólë appëcciavënë nu grussë vraširë chë la carvunèllë
së strëngévënë attórnë attórnë, quasë nun draséië cchiù nnindë,
së facévënë rë ggammë a cchiazzë, dë lu culórë dë la murtatèllë,
e pò li uagliónë rë ppëgliavënë ngéirë pëcché tënévënë li parindë
nda nu mumèndë arruwavë purë Capëdannë e ccapë dë méisë
e ssë šéië a vvasà la manë a li papanònnë e a ttuttë li zianë,
p’abbušcà fignalmèndë la strènnë ca avévënë prumméisë,
ggiustë cumë dëcéië lu pruvèrbië ca vénë da tanda lundanë.
Ècchë, cchiù o ménë acchëssé iérë lu Natalë nustë dë na vótë;
së rëspëravë na bbèll’atmosférë, n’aria mbrufumatë e ssanë;
mó ògnë iùrnë cummannë la mudernità, s’ié ggëratë la rótë,
só ccangiatë li timbë, rë ccósë e ssoprattòttë pròbbië li cristianë.
Natale di una volta
Con un gira e volta è passato ormai un altro anno,
come se il vento si fosse portato avanti il calendario!
Tante persone hanno avuto dei guai, sopportato malanni,
invece i soliti fortunati fanno la vita dei milionari.
Così, per tutti quanti è arrivato un’altra volta Natale:
quando gli Angeli hanno annunziato la Buona Novella,
la festa considerata in tutto il mondo come la più speciale,
forse oggi quasi solo per i regali, le vacanze, la bella vita.
La tradizione vuole che a mezzanotte si vada a messa,
e magari viene anche il pensiero di fare i buoni cristiani;
ma dopo qualche giorno ci dimentichiamo delle promesse
e non pensiamo agli altri né se stanno vicini, né lontani.
Allora mi viene in mente come era il Natale di una volta,
quando si aspettava con tanta ansia che arrivasse questa festa;
la gente riponeva nel presepe tutte le speranze raccolte
e appendeva all’albero i desideri da realizzarsi in fretta.
Le mamme cominciavano a far subito frittelle e casatèddë
e le specialità che da sempre si preparavano da mangiare;
chi poteva, allevava un capretto da mettere nella pentola,
e tirava fuori la damigiana del miglior vino da assaggiare.
I più devoti, la mattina presto, andavano alla Novena
alla chiesa della Nunziata oppure a quella di Santa Lucia,
tutti imbacuccati, per ripararsi da quel gran gelo
tanto era ghiacciata la neve sui tetti e in mezzo alla strada.
La sera si giocava a tombola nelle case dei vicini,
a ogni giro si pagavano cinque lire per prendersi due cartelle,
alla fine uno vinceva appena quattro soldi nella serata
solo per comprare una manciata di confetti e caramelle.
Diverse famiglie facevano l’albero per la gioia dei bambini:
si appendevano cioccolatini, carrube e mandarini,
qualche striscia di carta dorata per far più bella figura,
dal momento che non c’erano né stelle filanti, né file di lampadine.
Tanti ragazzini stavano in mezzo alla strada per giocare:
si prendevano a palle di neve e facevano un bel pupazzo,
oppure si accompagnavano, porta a porta, agli zampognari
che, suonando, cercavano qualcosa da mettere nella bisaccia.
Qualcuno andava a farsi fare il vestito nuovo dal sarto;
chi poteva spendere di più, anche le scarpe dal calzolaio,
così la festa era maggiormente attesa, con un altro sapore
e non solo per le cose buone da mettere a tavola da mangiare.
La notte di Natale si metteva nel fuoco un bel ceppo:
gli anziani raccontavano fatti che portavano allegria e tristezza;
i bambini recitavano qualche poesia, cantavano una canzone
e piano piano si addormentavano per il sonno e la stanchezza.
Le ragazze accendevano un grosso braciere con la carbonella,
si stringevano tutt’intorno, quasi non entrava più nessuno,
si facevano le gambe a chiazze, del colore della mortadella,
e poi i ragazzi le prendevano in giro perché avevano i segni detti parenti.
In un momento arrivava anche Capodanno e l’inizio dei mesi
E si andava a baciare la mano ai nonni e a tutti gli zii,
per ricevere finalmente la strenna che avevano promesso,
proprio come diceva il proverbio che viene da lontano.
Ecco, più o meno così era il Natale nostro di una volta:
si respirava una bell’atmosfera, un’aria profumata e sana;
ora ogni giorno comanda la modernità, si è girata la ruota,
sono cambiati i tempi, le cose e, soprattutto, proprio le persone.
Michele Lapetina
Rapolla
Iscriviti a:
Post (Atom)




