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giovedì 18 dicembre 2008

IUniScuola."Mondo del Lavoro e Lavoro nel Mondo"



Conferenza Giovani Italiani nel Mondo: documento finale gruppo tematico "Mondo del Lavoro e Lavoro nel Mondo"
Il presente documento si articola in due parti che rappresentano le differenti realtà che i giovani vivono in Europa e nei Paesi extraeuropei.
1. Introduzione

Quella dei Paesi extra europei è una realtà estremamente complessa sotto molti punti di vista, politicamente, storicamente e socialmente. L'aspetto migratorio non fa eccezione, questi Paesi conoscono infatti diversi tipi di migranti italiani, di prima, seconda e terza generazione. Tale diversità rappresenta un enorme bacino di potenzialità da sfruttare.
Esistono infatti giovani imprenditori e professionisti, artigiani, ricercatori e ragazzi che lavorano nel volontariato. Ciascuna di queste categorie contribuisce al progresso dell'Italia. I giovani imprenditori utilizzando macchinari italiani e personale italiano; le persone che lavorano nell'associazionismo svolgendo un lavoro fondamentale di diffusione e mantenimento della cultura italiana e dell'italianità. I giovani emigranti di nuova generazione dal canto loro, tolgono un problema all'Italia lasciando silenziosamente il Paese e cercando all'estero ciò che la loro patria non riesce a dare: un lavoro degno, oggi come tanti anni fa.
La crisi economica mondiale sta passando dall'essere puramente finanziaria all'aspetto della produzione e del consumo: alla cosiddetta economia reale. Ciò può provocare un riflusso migratorio da Paesi con sistemi sociali scarsi a un Paese come l'Italia che possiede uno stato sociale che assiste tutta la popolazione indistintamente. Diventa per tanto fondamentale pensare al modo di risolvere i problemi degli italiani all'estero nel loro Paese di residenza e non obbligarli a venire in Italia per superarli, potendo far collassare il sistema sociale italiano.
La presenza istituzionale e associazionistica italiana nei diversi territori è molteplice e frammentata: pensiamo alle camere di commercio, all'ICE, ai consolati, alle associazioni italiane, ai patronati. Queste entità non riescono ad agire in rete a causa della mancanza di direttive definite e centralizzate a livello continentale e della sovrapposizione di funzioni. Ciò porta a una mancanza di coordinamento dell'agire tanto pubblico quanto privato.
In questo momento il sistema Paese non pensa a politiche per il lavoro, per l'impiego, per la formazione e per lo sviluppo degli italiani all'estero. Un disoccupato italiano nella ricerca di un lavoro o una persona che voglia migliorare la propria situazione lavorativa non può contare su nessun tipo di servizio da parte dello Stato.
In alcuni casi, situazioni già difficili in assoluto sono anche aggravate dalle specificità locali. Per esempio, in Sud Africa si registra una politica discriminativa attuata mediante BEE (Black Economic Empowerment) e “Affirmative Actions”, statuti che danno più opportunità alla popolazione nera e meno agli italo-Sud Africani. Questo è un problema grandissimo che affligge tutti i nostri giovani in Sud Africa che trovano problemi anche a iniziare una nuova attività privata.

2. Ripensamento del Sistema Italia all’estero

Per tutte queste ragioni e in considerazione di questo momento di crisi internazionale, il valore del lavoro assume importanza fondamentale. Per valorizzare al massimo le risorse umane presenti in un territorio è necessario adottare delle politiche del lavoro mentre, ad oggi, l’agire dello Stato italiano si limita ad azioni spot, vedasi corsi di formazione totalmente fuori contesto dalle necessità del territorio di destinazione.
Per avere delle politiche del lavoro è però indispensabile mettere a pieno regime le Istituzioni presenti all’estero che ci sono e in quantità:
• Camere di Commercio
• ICE
• Patronati
• Consolati
• Associazioni italiane
Sono istituzioni che lavorano in maniera indipendente l’una dall’altra, con competenze spesso sovrapposte, per cui è necessario metterle in rete e in sinergia per valorizzarne gli sforzi.
Unendo l’idea di una politica per l’impiego degli italiani all’estero con la valorizzazione delle istituzioni ed associazioni già esistenti nel territorio, l’ipotesi di lavoro da noi indicata è la seguente:
1) da un lato raccogliere la richiesta di risorse umane delle imprese, utilizzando le entità che sono vocazionalmente portate alla relazione con queste, pensiamo in particolare all’ICE e alle Camere di Commercio. Queste dovrebbero mappare in modo dettagliato le esigenze di profili professionali richiesti e porle in un sistema informatico;
2) per quanto concerne l’offerta, utilizzare i patronati (considerando anche la recente modifica della legge 152), associazioni “certificate” e consolati che inserirebbero i dati dei profili offerti dai concittadini nello stesso sistema. I concittadini si recherebbero a tali istituzioni rispondendo a un` “obbligatorietà” di iscrizione mirata all’ottenimento di una base dati specifica sulla materia del lavoro e comprendente dati quali – condizione lavorativa, professione, esperienze, altre – e rinnoverebbero i dati annualmente.

Il sistema è unico per tutti, le informazioni inserite da un soggetto sono totalmente condivise dagli altri.
Per quanto riguarda la costruzione dell’interfaccia di raccolta delle informazioni relative ai profili si può mutuare da quella già utilizzata dal Ministero del Lavoro in Italia per i centri per l’impiego oppure solo fare un collegamento simile a quello che utilizza la piattaforma “easy” con la quale si trasmettono le informazioni dai patronati all’estero all’INPS. Considerando l’incrocio esistente tra i dati INPS, Ministero del Lavoro e Ministero delle Finanze, il Governo avrebbe un’informazione completa sulla condizione di tutti gli italiani all’estero.
La sola riorganizzazione delle strutture non sarebbe sufficiente se non si decidesse a livello centrale di attuare una politica di responsabilizzazione di quelle imprese, grandi, piccole e medie, che investono all’estero affinché considerino l’utilizzo delle risorse umane italiane presenti nel Paese di riferimento. E’ impensabile che imprese come FIAT sbarchino in Sud America con migliaia di posti di lavoro disponibili e nessuno di questi arrivi agli italiani all’estero in forma strutturata e coordinata. Rimarremmo l’unico Paese europeo all’estero a non avere una politica di questo genere a fronte dell’eccellenza della Germania e della Francia, per esempio. Questo sistema non sarebbe di aiuto solo per l’impiego degli italiani all’estero ma un sicuro vantaggio per l’impresa che si trova a lavorare con una cultura simile e sistemi di valore condivisi con tutte le conseguenze positive che ne derivano in termini di produzione e radicamento nel tessuto sociale del territorio.
I benefici del sistema ora esposto sono enormi. Per quanto riguarda ICE e Camere di Commercio queste verrebbero a prestare un servizio prezioso per le imprese aggiungendo valore al loro ruolo di sostegno.
I patronati vedrebbero rinnovata la loro funzione di assistenza ai concittadini all’estero, rivolgendosi a un pubblico giovane finora pressoché ignorato.
L’associazionismo italiano all’estero si vedrebbe riconosciuto da un ruolo fondamentale di miglioramento e di supporto della situazione sociale della comunità italiana, con la possibilità di avvicinare le generazioni giovani demotivate da Istituzioni che non vengono loro incontro nelle problematiche fondamentali quali, in primo luogo, il lavoro.
Ma, al di là dei benefici per ogni singola Istituzione, il valore aggiunto sarebbe di avere finalmente un sistema Italia per il lavoro degli italiani all’estero, di avere delle Istituzioni che lavorano in collaborazione, di avere un database aggiornato da cui trarre le direttive per politiche di formazione per il lavoro efficienti, di avere una comunità italiana (soprattutto giovanile) motivata e soddisfatta dalla presenza delle entità operanti nel territorio.
2.1 Modelli di Valutazione

E parlando di efficienza non si può non pensare a rendere tali sistemi così. Noi giovani siamo sempre estremamente attenti a quelli che sono i tempi e la qualità del servizio offerto.
Proponiamo di istituire dei modelli di valutazione che provvedano feedback alle Istituzioni sui loro processi.
Questo può essere implementato con diverse modalità e con gradi di complessità diversi. Per essere concreti si può iniziare da una “scatola dei suggerimenti” aperta, alla quale le singole Istituzioni diano report periodici e aggiungere un questionario di valutazione del servizio ricevuto dal cittadino ogni qual volta ci si rivolge alle Istituzioni.
Proponiamo che, a partire da noi, si studino le variabili e le modalità più indicate per fare questa analisi, di tradurre i dati e le schede in una sintetica relazione valutativa e di presentarla al Ministero corrispondente affinché possa avere chiara l’immagine che percepiscono gli italiani all’estero delle Istituzioni e dei loro servizi.
Anche in questo caso non chiediamo nuovi fondi, ma semplicemente che si dia attenzione all’efficacia e all’efficienza dei processi in atto, nonostante la scarsità di risorse dove spesso ci si trova ad operare.

2.2 Formazione

Un sistema come quello descritto ci permetterebbe di capire quali sono le vere esigenze formative degli italiani all’estero, in accordo anche con il Paese che li ospita. Renderemmo la formazione all’estero efficiente a partire da una visione “welfare to work” così da ampliare immediatamente il numero di beneficiari dei percorsi formativi, valorizzando le proposte locali senza incidere sul bilancio nazionale italiano. Razionalizzare gli investimenti programmandoli a partire dalle esigenze reali dei beneficiari.
In particolare in Africa e in America Latina, la formazione professionale e l’alta formazione sono una necessità, perché permettono agli italiani in loco di cogliere le opportunità che i mercati locali offrono; permettono inoltre la crescita individuale e collettiva nei vari settori economici, promuovendo la professionalità italiana sotto tutte le sue forme, ma anche di partecipare assiduamente alla crescita sociale ed economica dei Paesi che ci ospitano.
Se questo punto dovesse essere di vostro interesse, siamo pronti a farvi una valutazione specifica dei costi e dei risultati che attraverso questa impostazione la politica di formazione all’estero potrebbe avere. Ancora una volta, come professionisti vi mettiamo a disposizione il nostro tempo e capacità a titolo gratuito affinché non gravi, anche solo lo studio, sul bilancio nazionale.

3. Progetti da sviluppare

3.1 Riconoscimento titoli di studio

Un problema molto sentito da i giovani italiani è senza dubbio il caos e la burocratizzazione che accompagna il processo del riconoscimento dei titoli di studio nelle esperienze di scambio e arricchimento formativo. Allo stesso modo per i professionisti è necessario che il loro titolo sia riconosciuto in altri Paesi. Un ingegnere con anni di esperienza in qualsiasi nazione è pur sempre un ingegnere. Il discorso è valido anche per gli altri professionisti.
Al momento nella mancanza di regole comuni per orientare un giovane al riconoscimento di ciò che gli appartiene, riconosciamo l’ennesimo caso di miopia politica. Oggi questo è possibile solo in virtù di accordi bilaterali, spesso accompagnati da un’eccessiva burocratizzazione, una dispersione delle informazioni e una strada non sempre chiara da seguire. Cosi non si fa altro che far rinunciare un giovane alla propria esperienza di arricchimento formativo, professionale e umano.
La richiesta é che ci siano degli standard che l'Italia riconosca internazionalmente, accompagnati, solo allora, da specifici accordi bilaterali.
Un processo di digitalizzazione on-line, uno sportello telematico in pratica, con informazioni chiare e centralizzate, con “tabelle di conversione” per diplomi e lauree, faciliterebbe la valutazione dei titoli di studio conseguite nei rispettivi Paesi. Bisogna sensibilizzare le università e i programmi di internazionalizzazione per facilitare il processo.
Considerato che avete dato a noi giovani l’opportunità di fare le nostre richieste in questa sede, bisogna partire da un forum di incontro tra le diverse istituzioni sia italiane che estere dove affrontare l’argomento su come redigere una tabella di conversione sulle varie qualifiche e esperienze. Questa commissione si offre di guidare il forum di incontro con l’appoggio e il sostegno del Ministro dell’Istruzione e del sistema educativo italiano. Ci mettiamo a disposizione per fare una relazione completa sulle università del nostro Paese di origine e sugli accordi internazionali che esse hanno stipulato, per agevolare il vostro compito se decidete di impegnarvi sull'argomento.

I vantaggi di un processo di rimodernizzazione sono per noi giovani logici e inevitabili. Si arricchirebbero le opportunità di esperienze internazionali con una formula win-win. Il giovane si formerebbe e confronterebbe con nuove realtà tornando nel proprio Paese con un bagaglio migliore. Allo stesso modo il Paese si troverebbe ad avere una nuova fonte di sapere che contagerebbe il sistema che lo circonda.
Agevoleremmo, infine, la circolazione dei professionisti.
Per esempio, se un Italiano va in Sud Africa porta con se una ventata di italianità che rinfrescherebbe la conoscenza attuale riguardo al Paese. Il giovane che si integra nella società porta i suoi usi e costumi riprendendo quella macchina del tempo che accompagna le vecchie generazioni di emigrati.
Se un Sud Africano viene in Italia dà all’Italia e agli Italiani intorno a lui un’aria di internazionalizzazione. E’ora di iniziare a importare cervelli o quanto meno pensieri.
In un Paese sempre più globalizzato, un giovane che sviluppa la conoscenza della lingua in maniera approfondita, altro non fa che ottenere un vantaggio competitivo su un mondo del lavoro sempre più internazionale; e l’Italia stessa otterrebbe risorse che la rappresenterebbero sempre più egregiamente nel mondo.
Un’ esperienza internazionale altro non fa che dare un’apertura di orizzonti culturali globali, cosi come richiesto dal mercato del terzo millennio.
Non si possono replicare idee e modelli di business vincenti se non si vivono. Andando a vivere un’esperienza all’estero si possono apprendere “best practice” e replicare nel proprio Paese un benchmark produttivo e, aggiungendo l’ingegno tipico di noi italiani, migliorarlo.
Non chiediamo un riconoscimento automatico, chiediamo la creazione di un sistema che ci permetta di integrare i nostri studi con esami o corsi abilitanti allo svolgimento della professione o all’accesso di quei percorsi pubblici e privati che lo richiedano.

3.2 Portale Networking

Nel giugno 2008 una grande casa di produzione automobilistica ha riavviato uno stabilimento nella provincia argentina di Cordoba con un investimento complessivo di più di 500 milioni di dollari. Sono stati creati 6.600 nuovi posti di lavoro. Non essendoci stata una adeguata analisi delle risorse umane italiane locali ed una struttura che permetta di avvicinarsi a loro, l’assunzione di cittadini italiani al interno di questo stabilimento è stata puramente casuale.
Per questo, riteniamo che sia di estrema importanza creare una struttura informatica che permetta di collegare la domanda di lavoro degli italiani esistente nei nostri Paesi di residenza, con la possibile offerta creata da aziende italiane che decidano di fare investimenti in questi Paesi. La struttura dovrà comprendere una pagina web nella quale i professionisti potranno caricare i propri profili personali attraverso un’interfaccia fissa e prestabilita; le aziende, attraverso un motore di ricerca potranno accedere ai profili (conservando la privacy fino al momento in cui il professionista decide di accettare il contatto da parte dell’azienda) che soddisfino le loro esigenze. Questa infrastruttura permetterà alle aziende di trovare professionisti in loco con una cultura lavorativa e lingua comune e inoltre, se instaurata adeguatamente, darà la possibilità di avere un “albo” costantemente aggiornato (a minimo costo) dei professionisti italiani presenti all’estero.
Questo portale potrebbe anche essere uno strumento di diffusione ed informazione centralizzato sugli stage e le diverse offerte formative promesse dai diversi enti (Aziende, Regioni, Ministeri, ecc).
Per l’Europa esiste già un portale web che agevola la mobilità professionale chiamato EURES . Sfortunatamente questo portale è limitato ai confini europei.
Tenendo in conto i costi di sviluppo, si potrebbero ipotizzare due vie: la prima, costituire un portale basandosi sul modello di EURES ma estendendo i confini al resto del mondo, oppure, la seconda strada sarebbe quella di creare una partnership con una o più università italiane che attualmente usino una piattaforma simile per tenere traccia dei propri professionisti ed avvicinarli al mondo del lavoro.
Infine ci sembra importante sottolineare che, essendo le risorse umane la risorsa principale di qualsiasi azienda, la possibilità di creare sinergia tra i professionisti italiani all’estero e le aziende italiane che desiderano sviluppare le proprie attività in questi Paesi può solo significare un beneficio mutuo.

3.3 Lavoro Autonomo

Facciamo un rapido passaggio su alcune iniziative che si potrebbero prendere per favorire il lavoro autonomo.

Fondo per il microcredito

Creazione di un fondo finanziario che permetta ai microimprenditori di poter accedere al capitale iniziale a tassi agevolati e a tempi di restituzione variabili da studiare secondo il caso e comunque a condizioni migliori rispetto a quelle offerte dal mercato. Considerando la difficoltà o in alcuni casi l’impossibilità d’accesso al credito questo fondo rappresenterebbe la possibilità per migliaia d’italiani all’estero di diventare imprenditori attraverso un supporto finanziario e di “coaching” per validare i progetti.
Il fondo, che dovrà essere costituito da una iniezione di capitale pubblico proveniente dall’ente centrale e dalle regioni, in seguito si dovrebbe rigenerare oltre che con la restituzione del prestiti ( revolving ) anche da un sistema di fiscalità internazionale. Crediamo, infatti, che si debba riflettere sulla necessità di un ripensamento da un sistema che esiga dagli investimenti finanziari e commerciali all’estero una percentuale minima per la ricostituzione di questo fondo e la realizzazione di altre attività.
Un Paese che si vota ad essere globalizzato e attento alle esigenze dei suoi elettori all’estero deve prima o poi aprire il dibattito su una qualche forma di fiscalità internazionale.

3.4 Supporto allo sviluppo della piccola e media azienda

L´obiettivo di questa proposta sarebbe la promozione dell’industria italiana partendo dagli italiani all’estero.

Crediamo nella efficacia di un sistema che permetta ad un imprenditore italiano in un Paese estero di poter scegliere l’acquisto di un macchinario italiano, preferito per la sua provenienza, e un sistema di agevolazioni per far fronte all’investimento che ne deriva. Fondi agevolati, o altri sistemi, che permettano di dare sostegno alla creazione di un circolo virtuoso tra credito e produzione che ha come protagonisti gli imprenditori italiani all’estero, gli imprenditori italiani in Italia, il Paese estero e l’Italia.

3.5 Proposta per l'internazionalizzazione della piccola e media impresa italiana

In Italia i distretti industriali sono stati considerati negli anni ‘80 e ‘90 come modelli di riferimento per lo sviluppo della piccola e media impresa (PMI) a livello mondiale. All'inizio dell'anno 2000 questo modello che integra imprese e territorio si é evoluto verso un modello di filiera verticale dove non è necessario il raggruppamento delle PMI in una stessa regione geografica. Si deve riflettere sulle filiere allargate, sui partenariati internazionali, etc.

La globalizzazione ed il bisogno di cercare di essere competitivi sentito dai distretti industriali italiani porta necessariamente a pensare ad una strategia di internazionalizzazione delle PMI.

In America Latina o in Africa esistono condizioni favorevoli per lo stabilimento di PMI italiane: fattori produttivi a costi bassi ed un mercato potenziale di grandi dimensioni che valorizzano il “Made in Italy”, solo per fare alcuni esempi. Cosi come per i Paesi nord americani, ad alta spesa di consumo pro-capite, non rinunciano alla qualità che accompagna i prodotti italiani.

La proposta in questo senso sarebbe quella di creare un contatto tra l'imprenditore italiano e quello extra-europeo per replicare il modello dei distretti industriali al di fuori del confine europeo.

Le strutture esistenti, come l'ICE, SIMEST e SACE, potrebbero offrire un supporto ad entrambi le parti per avviare un vincolo dove si stabilisca, tramite una metodologia predefinita, un rapporto di mutua convenienza.

3.6 Creazione di una denominazione di manifattura

Gli italiani sono conosciuti nel mondo per la loro capacità di fare, di lavorare e di creare. Hanno un’immagine positiva che non viene sfruttata dagli italiani che vivono all’estero, nonostante questi ultimi abbiano contribuito anche loro a creare e diffondere in tutto il mondo tale immagine. È per questo che proponiamo la creazione di una denominazione di manifattura: fatto da un italiano oppure made by italian people, potendo anche aggiungere all’estero.
Questo timbro di qualità dovrà avere dei controlli che assicurino, per esempio, che un prodotto qualsiasi viene fatto secondo un metodo tradizionale italiano.
Si può andare oltre e aggiungere anche la regione dalla quale viene presa questa ricetta o modo di fare. Questo sempre nel caso di un prodotto d’origine agricolo, considerando che un immigrante, quando parte dalla sua terra, porta con sé la sua cultura, il suo modo di fare, le sue ricette e i suoi prodotti tipici.
Nel settore dell’industria, tale concetto si può espandere; possiamo infatti immaginare che un prodotto di un imprenditore italiano possa ottenere questo marchio.
In entrambi i casi, per poter avere questo marchio di qualità, le aziende dovranno produrre questi prodotti secondo un protocollo di qualità che dovrà essere rispettato e certificato.
Il compito della certificazione potrà essere portato avanti, eventualmente, dalle Camere di Commercio (tramite professionisti idonei, che certamente anche essi dovranno avere un’origine italiana) o tramite qualsiasi ente di certificazione di origine italiana.
In questo modo, si da un sostegno a un gran numero d’imprenditori italiani nel mondo, che lavorano e creano ogni giorno un’immagine ancor più positiva del significato del mangiare, bere, indossare o usare qualcosa fatta da un italiano.

Soffermiamoci ora sulla realtà dei Paesi europei.
Riscontriamo un generale malessere legato allo svolgere la propria attività professionale in Italia. Ciò è sostanzialmente dovuto a:
1. Mancanza di meritocrazia nei processi di valutazione (sia nel privato che nel pubblico) che ha come inevitabile conseguenza una drammatica riduzione della mobilità sociale.
2. Una tendenza europea di precarietà del lavoro (contratti a breve termine, stage non retribuiti, salari non adeguati alla professionalità e al tenore di vita) alla quale, in Italia, non fa riscontro la presenza di un sistema adeguato di ammortizzatori sociali.
3. Presenza di una burocrazia inefficiente, che limita le forme di iniziativa, non esclusivamente a livello imprenditoriale.
4. Difficoltà dell’accesso al credito bancario.

In particolare, nell’ambito universitario, è stato evidenziato:
1. Un preoccupante malcostume nelle selezioni e nelle assegnazioni di fondi.
2. La mancanza di un serio meccanismo di valutazione a posteriori dell’attività di ricerca.
3. La mancanza di fondi di ricerca adeguati.
Questi motivi sono alla base della continua emorragia di giovani che sono obbligati ad emigrare dall’Italia e cercare realtà professionali migliori in Europa e Nord Africa. E impediscono il ritorno in patria delle nuove generazioni relative alle vecchie emigrazioni.
Vorremmo sottolineare la problematica tedesca: i ragazzi nati e cresciuti in Germania, dato il loro semilinguismo e il sistema scolastico molto selettivo, frequentano spesso scuole di serie B, che precludono loro la possibilità di accedere all’educazione superiore e al mondo del lavoro specializzato.
Siamo comunque parte integrante dell’Italia. Contribuiamo alla crescita economica italiana, promuovendo, pubblicizzando ed esportando i prodotti italiani all’estero.
Siamo una risorsa per l’Italia e vogliamo continuare a promuovere economicamente il made in Italy in tutte le sue forme. Spesso siamo la punta di diamante, dell’Italia e gli apri pista in nuovi mercati e nuovi settori.
Siamo consapevoli delle difficoltà economiche che attraversa l’Italia in un contesto globale e non siamo e non vogliamo essere un ulteriore peso economico. Siamo comunque un’entrata di capitali (veniamo in vacanza, in tanti vorremmo comprare casa in Italia, compriamo prodotti italiani, lavoriamo per multinazionali di capitale italiano...)

Abbiamo bisogno:

1. che i titoli di studio conseguiti nell’Unione Europa e Svizzera siano riconosciuti automaticamente in Italia, e viceversa. E che i processi di convalida dei titoli conseguiti nei paesi extracomunitari siano facilitati;
2. creazione di corsi di sostegno scolastico all’estero là dove i nostri giovani hanno difficoltà ad integrarsi;
3. diffusione a tappeto dell’informazione di questi corsi e dei corsi che possono interessare gli italiani all’estero;
4. diffusione dell’informazione sul lavoro e delle offerte e domande formative e professionali legate alla popolazione italiana, per esempio creando o rafforzando siti, forum, fiere e database presso organismi italiani all’estero. Informazione in italiano sui sistemi di sicurezza sociale all’estero;
5. facilitazioni dal punto di vista logistico, burocratico, doganale e fiscale dell’import-export nei paesi extracomunitari. Ottimizzazione della logistica e della comunicazione;
6. facilitare il rientro in Italia degli italiani residenti all’estero anche per brevi esperienze, come scambi scolastici, stage, potenziamento del servizio civile per gli italiani residenti all’estero;
7. maggiore sostegno da parte delle istituzioni (consolati, Camere di Commercio, ICE, Comites). La chiusura o la limitazione dei consolati in alcune città a forte presenza italiana è un problema per chi deve spostarsi e perdere ore o giornate di lavoro anche solo per rinnovare un documento. Inoltre è necessaria la riforma di queste istituzioni in vista di una maggiore efficienza.

Siamo grati all’Italia per l’organizzazione di questa Conferenza che dimostra interesse per le nostre realtà molto variegate.
Riteniamo di sottolineare che l’inclusione all’interno del gruppo europeo di giovani provenienti da Paesi come Turchia, Israele, Algeria,e Etiopia ha creato una situazione disomogenea in quanto essi si identificano maggiormente con le problematiche di altre aree geografiche.
Fonte Italia chiama Italia

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