Associazione Istruzione Unita Scuola-Sindacato Autonomo

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lunedì 22 agosto 2016

mercoledì 30 marzo 2016

I cretini al potere





L’idea del denaro dall’elicottero, ovvero distribuire denaro gratuito è micidiale: invece di porre fine alla crisi profonda la peggiorerà.


Nel racconto Bureaucratie Honoré de Balzac (1799-1850) ad un certo punto solleva un quesito: i burocrati fanno questo mestiere perché sono cretini o diventano cretini perché fanno questo mestiere? Il quesito non è da poco e come vedremo, di grande attualità. Al tempo del grande narratore e analista sociale, il mestiere di burocrate, nell’epoca postnapoleonica, era diventato l’ambizione delle classi subalterne e la lotta per il potere si trasferì dai salotti all’amministrazione pubblica dove si concentrò il nucleo di tutte le mediocrità della società politica. Quando, alla lunga, tutto diventa mediocrità le nazioni periscono, scrive Balzac. Il fenomeno burocratico ha avuto dappertutto la stessa evoluzione degenerando in un sistema di parassitismo, clientelismo politico e corruzione. Poiché i burocrati si riparano dietro regole impersonali e astratte, non si sentono mai personalmente responsabili dei loro atti e pertanto continuano a fare le stesse cose anche se non funzionano. Quindi se non sono proprio nati cretini, finiscono per diventarlo.
La specie burocratica si è evoluta, raffinata, estetizzata, globalizzata e sua ascesa sociale e politica è stata inarrestabile. Mezze maniche, funzionari portaborse si sono trasformati in «regolatori» ambiziosi, diventati poi ministri, banchieri, economisti, presidenti di commissioni e di consigli. Insomma l’antica nomenclatura amministrativa balzachiana è l’attuale tecnocrazia superstipendiata e la sua ascesa ha segnato l’avanzata del governo arbitrario nelle democrazie. Non c’è più il mondo politico, c’è il mondo della burocrazia. E’ per questo che, oggi, tutti avvertono un vuoto politico. Poiché il potere burocratico, privo di responsabilità, aumenta sempre più, si vive nell’inefficienza economica permanente. La ragione per cui produce sempre danni è semplice: non rischia mai il proprio denaro. Pertanto può permettersi di fare tutti gli esperimenti sociali possibili, l’elettorato facendo da cavia.

Tutto questo ci è venuto in mente a proposito dell’ultima panacea che i cretini al potere si apprestano a “vendere”: il denaro dall’elicottero per stimolare l’economia. Chi l’avrebbe detto che questa idea da fumetti poteva diventare realtà? Ovviamente è un modo di dire perché i governi non userebbero l’elicottero ma distribuirebbero assegni a pioggia per erogare il cosiddetto reddito di base o reddito minimo universale, incondizionato, oltre all’attuale welfare. Non ci sarebbe bisogno di lavorare e neppure manifestare la minima intenzione a cercare un lavoro. Si può star seduti tutti il giorno a guardare la tv e ricevere l’assegno a fine mese.

Dio disse a Adamo: Ti procurerai da vivere con il sudore della fronte. Che l’Eterno si fosse sbagliato? Che non avesse previsto che bastava la distribuzione di buoni di acquisto per sfuggire alla condanna originale? Perché non averci pensato prima? A che serve lavorare, produrre, risparmiare, capitalizzare, investire, preoccuparsi per la pensione quando c’è l’annaffiatoio dei buoni d’acquisto? Funzionerà, non funzionerà? I cretini al potere non lo sanno in anticipo, la loro funzione non è prevedere ma, sempre, sperimentare.

Perché quest’idea è già allo studio dappertutto? Perché gli esperimenti finora fatti dai cretini non hanno funzionato e ora si apprestano a improvvisare l’ultimo e forse il più micidiale, se finalizzato a risollevare le sorti dei paesi che hanno ridotto in bancarotta.

Proviamo a concepire l’economia come un grande magazzino dove la gente va a depositare i beni che produce per avere il diritto di prelevare, in cambio, i beni da consumare. Questa, in fondo è la realtà dello scambio economico: il mezzo di pagamento reale è ciò che ciascuno produce. Pensiamo, poi, al denaro come a un buono/tagliando per prelevare i prodotti dal grande magazzino dell’economia. Chi non produce, e quindi non ha nulla da scambiare, non ha diritto ai tagliandi per prelevare i beni prodotti da altri. Ipotizziamo, ora, che alla metà della popolazione vengano distribuiti tagliandi dalla banca emittente. La convinzione è che tale distribuzione abbia il potere di stimolare l’economia tutta, il che dovrebbe verificarsi in virtù del fatto che la metà della popolazione che produce, aumenta la produzione complessiva in quanto l’altra metà che non produce spende i tagliandi per consumare. Ma poiché la metà che non produce si precipita a ritirare dal magazzino dell’economia ciò che l’altra metà produce, i beni che entrano nel magazzino non aumentano ma diminuiscono perché il ritmo dei prelievi da parte di chi acquista senza produrre è più veloce di quello di chi produce e deposita nel magazzino. Per frenare l’assalto ai beni, chi produce non avrebbe altra scelta che alzare i prezzi svalutando i tagliandi cioè i diritti ai prelievi.
Le banche emettenti raggiungerebbero finalmente l’agognato obiettivo: l’inflazione. Ma resterebbero subito deluse perché scoprirebbero che con l’inflazione, la ricchezza prodotta per il magazzino e destinata allo scambio, invece di aumentare, diminuisce. Infatti l’inflazione si verifica proprio quando la produzione cresce meno velocemente dei tagliandi in circolazione che servono ad acquistarla. E’ per questo motivo che l’inflazione non produce mai crescita reale. Quindi, l’esperimento del denaro a pioggia provocherebbe inflazione più stagnazione, ossia stagflazione e la gente si troverebbe più miserabile di prima.
Purtroppo non finirebbe qui. Ben presto l’inflazione diventerebbe incontrollabile. Che incentivo infatti avrebbero i produttori a produrre a favore di chi, per consumare, offre in cambio, non produzione, ma buoni d’acquisto di valore sempre decrescente? Ben presto i prezzi tenderebbero all’infinito e il valore dei buoni allo zero. La stagflazione si trasformerebbe in iperinflazione e l’esperimento del danaro dell’elicottero finirebbe in tragedia. La gravità del fenomeno dipende, ovviamente dall’intensità dell’alluvione dei buoni d’acquisto.
L’idea più semplice e efficiente per far progredire l’economia, l’eliminazione di una tassazione da confisca, non sfiora nemmeno la mente dei regolatori in quanto minerebbe la base del loro potere: è attraverso la confisca fiscale che erogano sussidi ai clienti elettori, ne rafforzano il grado di dipendenza, ne distruggono l’etica del lavoro e li riducono in servitù.
Se l’Europa pensa, oggi, di avere un problema migratorio è ottimista. Aspetti a vedere cosa accadrebbe con questo esperimento. Milioni di africani la assedierebbero. Una volta adottata la misura, sarebbe impossibile fare marcia indietro prima del collasso. Chi, infatti, voterebbe per un regolatore pentito che volesse revocarla? Riflettano bene i cretini al potere: il denaro dall’elicottero è l’ultimo esperimento, ovvero danno, che si possono permettere. Quando denaro, crediti, debiti saranno polverizzati e ci sarà il flagello di nuovi migranti e la povertà diffusa, «il gigantesco potere mosso da nani», come Balzac definì la burocrazia, questa volta dovrà fare i conti con una rivoluzione.


FONTE PENSALIBERO

domenica 21 febbraio 2016

Rapporto SVIMEZ 2013 - Situazione in Basilicata

Non c’era di certo bisogno del rapporto SVIMEZ 2013 per capire quanto fosse critica la situazione in Basilicata. Tanto per capire chi è che diffonde questi dati bisogna specificare che lo SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) è un ente privato senza fini di lucro istituito il 2 dicembre del 1946 che come obbiettivo si pone lo studio dell’economia del Mezzogiorno. Fra le varie attività di questa Associazione c’è la redazione di un rapporto annuale sullo stato di salute del mezzogiorno d’Italia, i rapporti degli ultimi anni sono stati dei bollettini di guerra, quello del 2013 è ancora più drammatico. La fotografia fatta dallo SVIMEZ mette in evidenza in maniera tragica la distanza siderale del Sud dar resto d’Italia. Mi sono preso la briga di sintetizzare in una tabella alcuni parametri pubblicati nel Rapporto 2013.
Prima di commentare i dati è bene riavvolgere il nastro e specificare che la crisi che investe gran parte del pianeta è il frutto amaro dell’albero della globalizzazione. Ci sono fenomeni non più controllabili che sono esplosi dopo la caduta del muro di Berlino i cosiddetti paesi dell’est hanno sconvolto l’economia mondiale, la Russia ha sposato il capitalismo e forte delle ingenti risorse energetiche comincia distribuire ai propri abitanti un benessere diffuso, la Cina, formalmente ancora un paese a regime comunista, sta crescendo, economicamente, in maniera turbolenta e le loro esportazioni stanno mettendo in ginocchio le economie dei paesi occidentali per i prezzi molto concorrenziali. Altre nazioni che fino a qualche tempo fa puzzavano la fame stanno avendo una tumultuosa crescita.
L’Italia da una decina d’anni sta subendo gli effetti più nefasti della globalizzazione, un paese che non ha saputo rinnovarsi e che non ha mai sfornato riforme è stato soffocato dalla burocrazia, dalla corruzione e da una tassazione insopportabile per le imprese (oltre che per i cittadini) che hanno cominciato a delocalizzare le loro produzioni. Si è sfaldato il sistema produttivo del nord est, hanno chiuso moltissime fabbriche del ricco e produttivo nord.
Ma i danni più rilevanti li ha subiti il Mezzogiorno d’Italia, cessati i finanziamenti a pioggia l’economia delle regioni del Sud Italia è andata a rotoli.
La Basilicata non poteva fare eccezione anche perché l’isolamento fisico della nostra regione è aumentato in quanto le poche infrastrutture di cui è dotata hanno cominciato a sentire il peso degli anni e senza infrastrutture che accorcino le distanze verso i grandi mercati non si va da nessuna parte.
La lettura dei dati pubblicati da SVIMEZ, confrontandoli con quelli delle altre regioni meridionali, sono da allarme rosso, ma lo erano già da almeno quattro - cinque anni, la tendenza era già ben chiara nei rapporti SVIMEZ dai primi anni del nuovo secolo. Oggi i dati si consolidano e peggiorano sempre di più.
Tutti gli indici considerati da SVIMEZ ci vedono ai primi posti negativi della graduatoria e ci disegnano una prospettiva in tempi medio brevi tragica.
Un PIL da paesi del terzo mondo, un tasso di emigrazione in continuo aumento, natalità giù in picchiata, mortalità elevata con conseguente crescita dell’età media, reddito delle famiglie bassissimo. Con questi numeri la nostra regione non ha un futuro.
Ho voluto inserire nella tabella i dati relativi allo sviluppo delle risorse energetiche alternative, anche questi dati ci danno una lettura inquietante per quanto riguarda un problema che è importante ma che ci dice che c’è una vergognosa speculazione a danno del Mezzogiorno, non è possibile che il vento soffi solo a sud di Roma ma è evidente che le lobbies dell’eolico sono venute nel meridione a fare gli affari, anche in combutta con la malavita. Anche questo fenomeno è un sintomo del degrado della politica in Italia che consente questi scempi.
Il periodo del declino socio economico della Basilicata è però coinciso con quello in cui la nostra regione ha beneficiato, al contrario delle altre regioni del SUD, di consistenti finanziamenti europei e di non trascurabili entrate rivenienti dalle royalties petrolifere, non è quindi giustificabile il disastro socio-economico in Basilicata dove la classifica dello SVIMEZ doveva essere rovesciata! Più risorse, rispetto alle altre regioni, dovevano portare più benessere per i lucani. Così non è stato per cui le responsabilità vanno individuate fra coloro che hanno detenuto le leve del comando.
Il rapporto SVIMEZ 2013 arriva alla vigilia delle elezioni che rinnoveranno il Consiglio Regionale della Basilicata, la parola “cambiamento” sembra essere il tag più utilizzato, ma sarà veramente così? Quali cifre leggeremo nel rapporto SVIMEZ 2014?.



domenica 31 gennaio 2016

Lucani altrove: l’emigrazione senza retorica e il “sogno americano”

Venerdì 29 GENNAIO, ore 19:00 – Via Nizza 56, Roma 
Renato CantoreLo scrittore potentino e giornalista Renato Cantore, vice Direttore dei TGR della RAI, è uno studioso della emigrazione che ha descritto in tre interessantissimi libri le storie di persone che hanno assunto ruoli di grande rilevanza nelle realtà in cui hanno lavorato: Lucani AltroveIl Castello sull’Hudson e La Tigre e la Luna.
ilcastellosullhudsonlatigreelalunalucanialtrove
Le ricerche di Cantore continuano, fornendo nuove sorprese ma anche la conferma che esse sono utili per “capire l’emigrazione lucana del secolo scorso ma anche la Basilicata di oggi”.
Per entrare nel tema della serata, si è iniziato in modo intenzionalmente contrastante col titolo dell’incontro: “L’emigrazione senza retorica…” con le note di una celeberrima canzone eseguita da “don Pablo” (Paolo Continanza), evocativa dei sentimenti ed emozioni legati al dolore delle separazioni ed alla perenne nostalgia di luoghi e persone da cui ci si è separati.
Nella stessa logica si colloca anche la struggente poesia di Giuseppe Maria Lotano, “La valigia”, che lega emigrazione di ieri e di oggi.
L’emigrazione, è stata ed è sicuramente dolorosa come narrata nelle canzoni ma, rompendo l’isolamento, ha liberato anche le energie di persone che si sono dovute mettere in discussione nei luoghi di approdo, sfidati da lingue diverse, pregiudizi, interessi costituiti, ed altre difficoltà con le quali alcuni si sono confrontati meglio di altri, in virtù di circostanze ma anche di capacità ed atteggiamenti personali.
Ne sono usciti meglio quelli che Cantore, con una felice espressione, chiama il “popolo di prua”.
Nelle lunghe e disagevoli traversate, mentre i passeggeri ricchi e benestanti pranzavano, ai migranti di terza classe veniva concesso di salire sui ponti superiori del “bastimento”. Solitamente la maggior parte andava nella zona di poppa della nave, quella da cui partendo avevano visto le ultime immagini del suolo patrio, mentre un numero minore si dirigeva a prua, ansiosi di veder apparire il luogo d’arrivo.
Sicuramente collocabili nel popolo di prua, sono le personalità cui sono rivolte le ricerche di Cantore. Personaggi che hanno partecipato talvolta in modo determinante alla realizzazione del “sogno americano”. Tra essi, il padre muratore e soprattutto Charles Paterno (Paternò in origine), medico che si vide moralmente “costretto” a rilevare l’azienda paterna di costruzioni trasformandola in una delle più innovative realtà edilizie di New York.
Oltre a varie costruzioni di grandi dimensioni, Paterno edificò un insieme di 5 grandi palazzi in una delle zone verdi e più belle di Manhattan destinata alla emergente classe media, dotata della più moderna tecnologia domotica dell’epoca e con vista sul fiume Hudson, da ogni appartamento. Cosa che rende Castle Village tuttora uno dei più ambiti centri residenziali della città.
Tra i tanti suoi meriti: la Paterno Library nella Columbia University.
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Rocco Petrone ( a sinistra) durante una riunione alla Nasa
Rocco Petrone e Von Braun
Rocco Petrone e Von Braun
Altra grandissima personalità di cui Renato Cantore ha proposto storie ed immagini, è quella di Rocco Petrone, figlio di emigranti di Sasso di Castalda (Pz), ingegnere coordinatore del Progetto Apollo che ha portato l’uomo sulla Luna. Malgrado il suo aspetto di uomo semplice e tranquillo, Rocco Petrone era soprannominato la “tigre”, per la determinazione sul lavoro, apprezzato al punto da diventare poi Direttore del Marshall Space Flight Center della Nasa. La terza persona a ricoprire la carica, la prima di origini non tedesche!
Money - Ed McBainA questi nomi di grande successo e simboli di innovazione si possono aggiungere quelli di Ed McBain, nome d’arte Evan Hunter, nato a Muro Lucano come Salvatore Lombino, soggettista cinematografico (tra i film Uccelli di Hitchcock) e scrittore, forse il maggiore “giallista” americano. Di cui, a sorpresa, l’ing Grippo, uno degli associati, ha portato in regalo uno sei suoi libri.
E, poi, ancora, Joseph Stella, tra i grandi pittori del Novecento, di cui si è parlato nel precedente evento della nostra associazione al MACRO.
In aggiunta e per conferma di quanto ricco sia il campo d’indagine della emigrazione di successo, Cantore ha anticipato qualcosa sulle personalità attualmente oggetto delle sue indagini e che, conclusi gli scrupolosi approfondimenti potrebbero approdare in altre storie narrate e pubblicate:
  • Leonard Coviello (Avigliano 1887 – Messina 1982), pedagogista ed accademico italiano naturalizzato statunitense, che si è battuto per l’integrazione nella scuola americana dei figli degli emigranti italiani e non solo. Quasi sconosciuto in Italia, resta un’autorità scientifica e morale negli USA;
  • Vito Marcantonio (1902-1954 New York), politico e avvocato italo americano, il primo studente di origine italiana a vincere una borsa di studio in una delle migliori High School, fu scelto dal mitico Fiorello La Guardia come capo del comitato elettorale e, dopo la sua elezione a sindaco di New York (uno dei più grandi), lo sostituì come deputato al Parlamento, dove restò per 14 anni dal 1934 al 1950. Anno d’inizio della guerra di Corea, verso la quale fu l’unico parlamentare a votare contro, inimicandosi politici, governo, Chiesa Cattolica, l’establishment e gran parte della opinione pubblica allergica verso idee radicali. Per questo, la CIA lo aveva classificato come sovversivo, da arrestare in determinate circostanze. Attualmente, Vito Marcantonio, è una figura di spicco oggetto di studio da parte di studenti ed intellettuali fuori dal main stream. Una semplice ricerca su Google, fatta su di lui dopo l’ascolto della conversazione di Cantore, consente di scoprire una realtà di grandissima rilevanza umana, professionale e politica.
LEGGI Una bellissima serata, molto partecipata e piena di apprendimenti

domenica 10 gennaio 2016

I 20 Paesi più belli d’Italia \ Classifica 2015


[Brienza - Basilicata Altra regione, altro bellissimo borgo. Eccoci nella selvaggia Basilicata, dove in mezzo ai monti e ai boschi si nasconde Brienza, paesino dal fascino misterioso e molto suggestivo. Si sviluppa in cerchi concentrici di vie e case attorno al Castello Caracciolo, posto al centro del borgo sulla sommità dell’altura e imponente nella sua struttura massiccia di origine medievale. Oltre a questo splendido maniero potrete ammirare numerose chiese, i portali delle antiche mura e la bella piazza centrale, nonché arrampicarvi su per le stradine coperte da archi di pietra che conducono in angoli scoscesi e molto affascinanti.]

sabato 28 novembre 2015

Il miglior panettone d’Italia viene da Potenza

Il mondo incantato del Panettone non finisce di stupirci. Per il secondo anno Gazza Golosa, in collaborazione con la manifestazione Re Panettone, ha organizzato un concorso per scegliere il miglior panettone artigianale d’Italia e dopo una mattina di assaggi, la nostra “giuria di qualità” ha scelto quello di Vincenzo Tiri, 33 anni, pasticcere di Acerenza, un piccolo centro in provincia di Potenza. Lo scorso anno ha vinto Pepe (di Salerno) davanti al bravissimo Maurizio Bonamomi (della pasticceria Merlo di Pioltello) che questa volta sono comunque saliti sul podio al 2° e 3° posto.
Ci siamo affidati a Stanislao Porzio, ideatore della rassegna Re Panettone, e abbiamo assaggiato alcuni dei dolci natalizi (in realtà si mangia tutto l’anno…) che potrete degustare direttamente domani e domenica, dalle 11 alle 19, nell’area dell’ex Ansaldo di via Bergognone a Milano. L’ingresso è gratuito e sarà possibile acquistare i panettoni artigianali al prezzo “politico”di 20 euro al chilo (costerebbero dai 30 euro in su).
Nella nostra giuria, oltre al gruppo storico di collaboratori di Gazza Golosa, figurano anche Paolo Marchi (anima di Identità Golose) e tre super chef come Giancarlo Morelli (del Pomiroeu), Alessandro Negrini (il Luogo di Aimo e Nadia dove cucina con Fabio Pisani) e Cesare Battisti (del Ratanà). Considerando l’aspetto esterno e interno, il profumo e il gusto, il giudizio ampiamente condiviso è che il numero uno dei panettoni 2104 (abbiamo considerato soltanto artigianali e tradizionali) è quello di Vincenzo Tiri. Una sorpresona! Ma relativa una volta che si conosce il volto e la storia di chi sta dietro quel dolce spettacolare.
«Dopo averlo saputo non ho dormito per tutta la notte, ci tenevo moltissimo ­dice Vincenzo. Per essere sicuro che il panettone arrivasse in Gazzetta l’ho mandato a Milano su un autobus. Un amico è andato a ritirarlo alle 6 del mattino ma i vostri uffici erano ancora chiusi. Ha perso un’ora di lavoro però quando mi ha assicurato che era stato consegnato mi sono sentito felice». Vincenzo lavora nella panetteria-­pasticceria di famiglia, ma ha sempre avuto il pallino del panettone ed ha studiato alla scuola dei grandi maestri. «Ero piccolissimo, quando la zia Caterina si presentò per le feste natalizie con un Galup. Rimasi incantato e giurai a me stesso che da grande il panettone sarebbe stato la mia specialità. Ho fatto poi un corso al Cast di Brescia con Achille Zoia e Iginio Massari e ho lavorato per 5 mesi come aiutante da Rolando Morandin che mi ha insegnato la tecnica di mantenimento del lievito madre. Per i miei panettoni uso solo ingredienti d’eccellenza, faccio la tripla lievitazione per oltre 40 ore e la particolarità che caratterizza il gusto sta nelle scorze di arance di Tursi che candisco personalmente. Il fatto che il mio Panettone sia piaciuto così tanto mi riempie d’orgoglio e mi fa pensare che a volte credere nei sogni ha davvero un senso».

venerdì 27 novembre 2015

"Notificata la diffida della Regione Basilicata al Comune di Matera per l’Adozione del Regolamento Urbanistico"

[SCAROLA SU ITER ADOZIONE REGOLAMENTO URBANISTICO COMUNE MATERA]

AGR "Notificata la diffida della Regione Basilicata al Comune di Matera per l’Adozione del Regolamento Urbanistico". Lo rende noto Giovanni Scarola, presidente della Commissione consiliare V Governo del Territorio Comune di Matera. 

"In data 26.08.2015 - spiega - avevo allertato l’Amministrazione Comunale sulla necessità di avviare l’iter per l’Adozione del Regolamento Urbanistico ai sensi della legge 23 /99 della Regione Basilicata. 

Avevo dato disponibilità all’Assessore sin dal 2 settembre 2015 per la convocazione urgente della commissione competente. 

Il comma 1 dell’art.44 delle legge regionale n.23/99 stabilisce che i Comuni sono tenuti ad provvedere all’adozione del regolamento urbanistico entro il termine perentorio del 30 settembre 2015, pena l’applicazione del successivo art.46 che recita : 

'In caso di mancato rispetto dei termini di cui all’art. 44 o degli altri adempimenti cui gli Enti Territoriali sono tenuti ai sensi della presente legge, la Giunta Regionale stabilisce un termine perentorio di esecuzione, trascorso il quale esercita i poteri sostitutivi per il compimento degli atti necessari. Le spese relative sono a carico del bilancio dell’Ente inadempiente'. 

La regione ha concesso ulteriori 40 giorni al Comune di Matera per procedere all’adozione del regolamento urbanistico. 

Trascorso il termine, la programmazione urbanistica della nostra Città sarà decisa in un’unica stanza e da un burocrate nominato dalla Giunta Regionale di Basilicata. In aggiunta con ulteriori spese a carico della comunità materana. 

L’aula naturale invece, prevista dal d.lvo 267/2000, per la discussione della programmazione del futuro delle Città, è quella solita di adunanza del Consiglio Comunale. Esorto quindi il Sindaco della Città di Matera ad assumere l’impegno del rispetto del termine concesso".